Non ha senso usurarsi, esca di scena da dominatore e dia la sua versione
Esca di scena entrando in scena. Nessuna storia merita di concludersi usurandosi, figurarsi quella di Silvio Berlusconi. Non ha più senso ormai precipitare secondo protocollo. L’attesa è diserzione rispetto al suo essere stato protagonista, non c’è dunque formalità parlamentare o istituzionale da rispettare e perciò il Cavaliere, messo alle strette, invece di farsi sfiduciare sulla lettera Ue dai Giuda che si tiene in casa per poi farsi una nuova campagna elettorale, esca di scena entrando in scena.
11 AGO 20

Esca di scena entrando in scena. Nessuna storia merita di concludersi usurandosi, figurarsi quella di Silvio Berlusconi. Non ha più senso ormai precipitare secondo protocollo. L’attesa è diserzione rispetto al suo essere stato protagonista, non c’è dunque formalità parlamentare o istituzionale da rispettare e perciò il Cavaliere, messo alle strette, invece di farsi sfiduciare sulla lettera Ue dai Giuda che si tiene in casa per poi farsi una nuova campagna elettorale, esca di scena entrando in scena.
Si faccia intervistare e risponda a tutte le domande. Offra la sua versione su queste ultime ore, su quelle liete dei successi, sulla discesa in campo e su come fu che poi gli finì tutto il credito purché tenga chiaro un concetto: la fine è la perfezione dell’inizio e siccome il racconto dell’Italia a noi contemporanea coincide con l’onnipresenza di Berlusconi, nel bene come nel male, si scelga un interlocutore e, nel rispondere a lui, parli all’Italia. Faccia finalmente da sé quella narrazione che gli storici, domani, potranno elaborare ma troppo tardi per riabilitarlo dalle polveri che già lo sovrastano usurato com’è e attendista come si sta rivelando.
Berlusconi faccia insomma qualcosa che non sia il retroscena e si metta a nudo con qualcuno che abbia profondità e livello dell’ora grave. Noi sappiamo che ama le bugie ma un conto è essere bugiardo, un altro essere un falso. Per fortuna lui non è mai stato un sepolcro imbiancato, altrimenti non si sarebbe infilato nei guai di letto, l’ipocrisia l’avrebbe messo a riparo ma siccome qui non si ha bisogno di avere le risposte sulle nipoti di Mubarak ma su come uscire di scena senza cadere nella trappola dell’asfissia parlamentare o, peggio, mediatico-giudiziaria, giusto lui che ha regalato agli italiani la possibilità di pensarla diversamente rispetto alle élite e agli acculturati, si procuri l’unico modo giusto per dare a quel popolo che lo sta abbandonando, se non la verità, la sua sincerità che è l’unico modo di pensarla diversamente.
Non può certo farsi intervistare dai cronisti di giudiziaria, non sarebbe degno di un grande romanzo, né può mettersi nelle mani di chi gli vuol bene o di chi è nel suo libro paga, ne uscirebbe definitivamente malconcio. Non un direttore, non un potente, nessuno che abbia avuto a che fare con lui, non noi del Foglio, neppure Paolo Mieli e neppure un televisivo potrebbe essere un suo interlocutore anche se – ovvio – sarebbe uno spettacolo vederlo con Michele Santoro.
Avendo urgenza di darsi e dare narrazione in un corpo a corpo, sebbene in diretta televisiva, dovrebbe affidarsi alle domande di un Claudio Magris o di un Umberto Eco e se magari questi due – come purtroppo è ovvio – sono gravati da pregiudizi, la persona giusta non potrebbe che essere Francesco Merlo, firma della Repubblica, uno sanamente italiano, uno totalmente borghese, uno che non l’ha mai votato e che per capacità di scrittura, umanità e curiosità intellettuale avrebbe la gravitas e la pietas per restituirci la versione di Silvio, se non proprio quella più vera, quella più sincera. Quella che più serve nella sua uscita di scena.